#circulareconomy made in Italy, ecco i campioni dell’economia circolare

economia circolare – 107 esperienze tra aziende, cooperative, start-up, associazioni, realtà territoriali e Comuni che hanno già investito su un nuovo modello produttivo.

A presentare la mappa italiana dell’economia circolare é Legambiente, affiancata dai rappresentanti delle migliori esperienze italiane nella gestione dei rifiuti.

L’associazione ambientalista, affinché la riforma della politica europea dei rifiuti divenga al più presto realtà, ha proposto a Bruxelles #circulareconomy made in Italy, l’atlante dei campioni dell’economia circolare.
L’intento è quello di sostenere la necessità di un accordo ambizioso tra Parlamento e Consiglio, affinché la riforma della politica europea dei rifiuti divenga al più presto realtà.

L’atlante dei campioni dell’economia circolare

Le 107 esperienze inserite nel documento portano avanti gestioni sostenibili dei rifiuti economia circolarefondate su riciclaggio, raccolte differenziate domiciliari, tariffazione puntuale, riuso, prevenzione e innovazione industriale.

C’è chi ad esempio recupera circa 250mila tonnellate di pneumatici fuori uso trasformandoli in gomma riciclata da usare per superfici sportive o isolanti acustici, come fa Ecopneus.

Chi ricicla i pannolini usa e getta dando nuova vita a materie prime seconde di elevata qualità come fa Fater, chi ha dimostrato che è possibile integrare chimica, ambiente e agricoltura.

Un esempio? Il Mater-Bi, prodotto di punta di Novamont, l’innovativa bioplastica con cui si realizzano i prodotti biodegradabili e compostabili.

lattine alluminioSpazio poi a chi ricicla gli imballaggi di acciaio: barattoli, scatolette, lattine, provenienti dalla raccolta differenziata, grazie a Ricrea, passano a nuova vita diventando materiale utile per chiodi, bulloni e anche per parti di treni.
Chi si impegna per promuovere e garantire il riciclo dei materiali di imballaggio provenienti dalla raccolta differenziata, dando nuova vita ai rifiuti, come fa il Conai.

O ancora chi promuove la riduzione dei rifiuti, la lavorazione, riciclaggio e valorizzazione delle biomasse e delle frazioni organiche compostabili come il CIC, Consorzio Italiano Compostatori.
Ma anche chi realizza contenitori in plastica riciclata per la raccolta differenziata dei rifiuti, come Eurosintex, e chi si occupa di selezione e riciclo degli imballaggi in plastica e del trattamento di rifiuti organici da raccolta differenziata trasformandoli in energia elettrica, termica e biometano per autotrazione con recupero di CO2, come Montello.
O chi come la Rete 100% Campania propone e realizza, nella filiera della carta e del packaging, cicli chiusi di fornitura che utilizzano il macero dell’azienda cliente per la produzione del suo stesso packaging.

L’Italia ha le carte in regola per fare da capofila nell’Europa dell’economia circolare

“È fondamentale che in sede di Consiglio l’Italia sostenga una riforma ambiziosa della politica comune dei rifiuti – sottolinea il direttore generale di Legambiente Stefano Ciafani -. Il nostro governo deve fare la sua parte affinché si Stefano Ciafani Legambienterealizzi quella che è una strategia moderna e sostenibile per uscire dalla crisi, senza nascondersi dietro le posizioni di retroguardia di alcuni Stati membri che contrastano gli obiettivi sostenuti dal Parlamento. Serve adottare immediatamente nuovi obiettivi europei di riprogettazione dei prodotti e di prevenzione, riuso e riciclo dei rifiuti per ridurre gradualmente il ricorso al recupero energetico, per archiviare lo smaltimento in discarica e per essere meno dipendenti dalle importazioni di materie prime”.

Come dimostra l’Atlante, l’Italia ha oggi tutte le carte in regola per fare da capofila nell’Europa dell’economia circolare.

Le 107 esperienze – consultabili anche sulla mappa interattiva sul portale della campagna itinerante di Legambiente e Ferrovie dello Stato www.trenoverde.it – portano avanti gestioni sostenibili dei rifiuti fondate su riciclaggio, raccolte differenziate domiciliari, tariffazione puntuale, riuso, prevenzione e innovazione industriale.

Il 33% lavora su scala nazionale, il 41% su scala regionale o locale, il 24% a livello internazionale. I tre settori su cui operano principalmente sono i rifiuti nel 62% dei casi, il riuso e il riutilizzo di beni (31%) e il sociale (27%), l’agricoltura (20%), l’industria (19%), il design (16%) e start up e ricerca (15%).

26 aprile 2017

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