Dall’edilizia alla ricerca la green economy é rosa

green economy – Dalla riqualificazione edilizia alle aziende che realizzano prodotti innovativi ed ecocompatibili, dalla bioarchitettura alle fonti rinnovabili, dalla ricerca alla moda etica. La green economy italiana é anche rosa. Secondo i dati della Fondazione Symbola e Unioncamere, analizzando ad esempio il comparto delle riqualificazioni, sola voce in attivo nell’edilizia, le donne hanno un ruolo da apripista: le start-up (nuove imprese iscritte nel primo semestre 2013) nelle costruzioni e nell’immobiliare tra quelle a guida femminile é green il 37,4%, tra quelle maschili il 28,2%.

L’uscita dalla crisi economica, sociale e ambientale può arrivare anche dalla green economy, e l’apporto delle donne, protagoniste assolute nelle scelte di acquisto, nell’educazione e formazione in famiglia e fuori, lavoratrici e professioniste in grado di fare la differenza sul lavoro, può essere determinante.

Il tema è stato discusso nel convegno, “Donne e green economy. La social innovation per cambiare la città”, nell’ambito delle iniziative “Verso gli Stati generali della green economy”, organizzato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile con Roma Capitale.

In Italia esistono alcune eccellenze di “imprese green al femminile”, guidate da donne che hanno puntato su un futuro sostenibile e realizzato storie di successo, best practice mondiali. Ma si tratta purtroppo di eccezioni: il Global Gender Gap Report 2012 del World Economic Forum, che analizza a livello internazionale il divario di genere, pone l’Italia complessivamente all’80mo posto.

La Banca d’Italia calcola che se la percentuale di donne occupate raggiungesse quota 60% come fissato dagli obiettivi di Lisbona, il Pil in Italia salirebbe del 7%. L’Ocse sostiene che se il tasso di occupazione delle donne eguagliasse quello degli uomini, il Pil aumenterebbe fino al 13% nell’eurozona e oltre il 20% in Italia. Per avvicinarci a questi obiettivi, dovremmo attrezzarci in tempo e promuovere una prospettiva di genere verso una green economy, con tutti i vantaggi derivanti dalla presenza femminile, a maggior ragione in posizioni apicali e di responsabilità: non a caso si dice che quello femminile non é un problema delle donne ma dell’economia.

Gli esempi di green economy in rosa sono comunque decisamente interessanti e abbracciano i campi più diversi, tutti improntati all’innovazione e alla sostenibilità.

Diana Bracco con il Gruppo di cui é alla guida ha moltiplicato l’impegnato nello sviluppo di innovazioni di processo per minimizzare o sostituire l’uso di alcune molecole pericolose, per migliorare le performance relativamente ai consumi di energia e materie prime, alle emissioni in atmosfera, ai rifiuti; Catia Bastioli alla guida di Novamont, azienda protagonista dell’avventura italiana delle bioplastiche e della riconversione di alcuni vecchi impianti chimici, come quelli di Porto Torres.

Ducato DanielaDaniela Ducato é l’imprenditrice che con Edilana ha lanciato l’utilizzo della lana sarda per sviluppare pannelli per l’isolamento termico e la fono assorbenza; Silvia Dalla Valle con Stone italiana realizza pavimenti di lusso a partire da scarti di altre produzioni; Lucia Corti ed Elena Rigano attraverso il Laboratorio di Architettura Ecologica si sono specializzate nella riqualificazione energetica di edifici storici (aggiudicandosi il Premio CasaClima Award); Barbara Ceschi con Equilibrium, che produce il Natural beton, biocomposto frutto della combinazione di truciolato di canapa con un legante a base di calce idrata e additivi naturali.

E ancora, la green economy al femminile che rivoluziona il settore tessile e rinnova la moda, come nel caso di Claudia Lubrano che con Ecogeco – tessuto Genova ecologico realizza un denim da cotone biologico, con tintura a basso impatto ambientale a base di indaco naturale; Anna Grindi e il suo Suberis, ‘tessuto non tessuto – al 100% naturale, antibatterico e antiallergico, ricavato da un mix di sughero e cotone, seta, canapa; Claudia Ferri, Jessica Basile, Giovanna Eliantonio, Valentina Natarelli, ovvero ‘The Babbionz, realtà abruzzese specializzata nella creazione di capi d’abbigliamento, accessori e oggettistica per la casa, nata con l’idea di re-inventare la moda di oggi attraverso il riuso di abiti vintage e di vecchi oggetti, scampoli di tessuti, avanzi di filati e il recupero delle tecniche del lavoro fatto a mano.

E poi ci sono le donne che trasformano i rifiuti in risorsa, come Carla Poli che nel Centro Riciclo Vedelago riceve le frazioni secche dei rifiuti industriali e urbani, li seleziona, smista, e rinvia alle aziende che li usano come materia prima e trasforma cio’ che rimane viene trasformato in un granulato di plastica da utilizzare in altri cicli produttivi.

26 giugno 2014

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