. Il turismo ambientale non conosce crisi: driver di sviluppo sostenibile - Verdecologia

Il turismo ambientale non conosce crisi: driver di sviluppo sostenibile

turismo ambientale – Oltre 101 milioni di presenze turistiche nei parchi italiani, con una crescita del 2% l’anno, quasi il doppio dell’aumento registrato dal turismo in Italia nell’ultimo anno. Il comparto del turismo ambientale non conosce crisi e, se fosse supportato da strategie e politiche adeguate, potrebbe crescere ancora più rapidamente guadagnando in competitività e creando occupazione in aree ritenute marginali. Già oggi l’afflusso di visitatori interessati a escursioni, passeggiate nei centri storici, giri in mountain bike e attività sportive come il rafting ha moltiplicato i posti di lavoro e costituisce la più importante voce in attivo del bilancio economico delle aree parco italiane: nel sistema delle aree protette nazionali il turismo rappresenta oltre il 50% dell’offerta.

A disegnare la mappa delle attività economiche e occupazionali delle aree protette il convegno di ieri ‘Parchi come luogo di incontro tra green economy e green society’, all’Orto Botanico di Palermo, secondo appuntamento verso la conferenza nazionale ‘La Natura dell’Italia. Biodiversità e aree protette: la green economy per il rilancio del Paese’ prevista per l’11 e il 12 dicembre a Roma.
Nel corso dell’iniziativa sono stati presentati i dati dell’indagine di Aaster ‘Parchi come luogo di incontro tra green economy e green society’.

Dall’analisi emerge il ruolo del ‘turismo natura’ come driver di sviluppo sostenibile e di rilancio dell’occupazione nell’economia delle 871 aree protette italiane. Il valore della partita del turismo natura nel nostro Paese è stato pari a 10,9 miliardi di euro, con una crescita di circa il 3% rispetto all’anno precedente (10,6 miliardi). I parchi più richiesti dai tour operator nazionali, secondo il rapporto Aaster, sono, nell’ordine, il Parco Nazionale d’Abruzzo, il Gran Paradiso, lo Stelvio, le Cinque Terre, le Dolomiti Bellunesi, il Pollino, le Foreste Casentinesi, la Majella, la Sila.

A livello di differenze regionali, il maggior contributo del turismo all’economia delle aree parco si segnala in Sicilia dove le attività ludico ricreative pesano per una percentuale dell’89% sull’offerta complessiva dei parchi. Nella classifica seguono la Puglia con il 78,1% e la Calabria con il 77,9%. Le altre attività economiche delle aree parco coprono una parte nettamente minore dell’offerta: nei parchi del Lazio si investe in produzioni tipiche per il 6,55% delle attività economiche, mentre il Molise svetta per offerta formativa (rappresenta il 19% dell’offerta complessiva delle sue aree protette) e ha un indice inaspettatamente alto di attività legate alla produzione di gadget (il 66% dell’offerta complessiva dei parchi della regione).

Pegaso Newsport

Pegaso Newsport

Il turismo è dunque un driver di sviluppo importante ma ‘non esaurisce certo il significato del sistema dei parchi, anche nell’ambito della loro valorizzazione in termini di green economy – sottolinea il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando – I parchi sono la nostra riserva strategica di aria, acqua, biodiversità: sono un valore in sé. E allo stesso tempo rappresentano un laboratorio per lo sviluppo di nuove forme di economia, di vita, di società. È molto positivo che alcuni dati economici e soprattutto occupazionali parlino una lingua diversa da quella della crisi che attanaglia il Paese, perché non ci sarà conservazione dei valori naturali senza consenso e partecipazione delle comunità locali’.

“Se lo spread di un Paese si misurasse in biodiversità, l’Italia sarebbe la Germania d’Europa – sottolinea Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi -.
Può sembrare un paradosso ma non è così, perché le 57mila specie animali e le 5.600 specie vegetali, 600 delle quali endemiche del nostro Paese, rappresentano un’enorme ricchezza dell’Italia non solo in termini di patrimonio ambientale. I parchi sono aree dove è possibile trovare l’Italia migliore per sperimentare un nuovo modello di sviluppo fondato sulla sostenibilità, sul legame con i territori, sulla valorizzazione del turismo di qualità. Sono queste le risorse su cui dobbiamo puntare per rilanciare la nostra economia”.

“Siamo convinti che i parchi possano offrire un concreto contributo al Paese per farlo uscire dalle difficoltà economiche e sociali in cui si trova, a condizione che chi li gestisce e chi ne definisce le strategie si concentri con decisione sugli elementi concreti che servono per migliorarne l’immagine e la sostanza. Sebbene siano un modello di green economy già operante nei molti territori che hanno puntato sulla qualità dell’offerta delle produzioni agroalimentari e dei servizi turistici e garantiscano una tenuta del tessuto sociale più forte di altri contesti non interessati da questi strumenti di conservazione della natura e di sviluppo sostenibile locale, è necessario che anch’essi si pongano obiettivi di una maggiore condivisione con chi in questi territori vive, produce e amministra” – ha sottolineato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza.

Per Legambiente non è più il tempo di inutili e ideologiche discussioni sul ruolo dei parchi, come se ancora fossero una ipotesi in divenire e non una concreta realtà che opera e incide sul territorio.

31 ottobre 2013

Scritto da

Nessun Commento.

Lascia un Commento

Commento