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Energia green: come riconoscere una fornitura realmente rinnovabile

La crescente attenzione verso la sostenibilità sta portando sempre più famiglie e imprese a interrogarsi sull’origine dell’energia che utilizzano ogni giorno. Scegliere una fornitura elettrica definita “green”, però, richiede qualche verifica in più rispetto alla semplice presenza di parole come “verde”, “sostenibile” o “rinnovabile” all’interno di un’offerta commerciale.

Quando l’energia elettrica entra nella rete nazionale, infatti, quella prodotta da fonti differenti si mescola e non è possibile distinguere fisicamente l’elettricità proveniente da un impianto fotovoltaico da quella generata, ad esempio, utilizzando gas naturale. Per questo esistono sistemi di certificazione e tracciabilità che consentono di verificare quanta energia rinnovabile è stata prodotta e immessa nella rete.

Capire come funzionano questi strumenti, leggere correttamente il mix energetico e valutare la trasparenza del fornitore sono quindi alcuni dei passaggi più utili per riconoscere un’offerta realmente legata alle fonti rinnovabili.

Controllare la presenza delle Garanzie d’Origine

Il primo elemento da verificare è la Garanzia d’Origine (spesso indicata con la sigla GO), una certificazione elettronica utilizzata per attestare l’origine rinnovabile dell’energia prodotta e immessa nella rete.

In Italia, questo sistema è monitorato dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE), che permette appunto ai fornitori di dimostrare la quota di energia rinnovabile associata alle proprie offerte.

Concretamente, per una determinata quantità di elettricità commercializzata come proveniente da fonti rinnovabili deve esistere una quantità equivalente di energia certificata attraverso le relative Garanzie d’Origine.

Prima di sottoscrivere un contratto è quindi opportuno verificare che il fornitore spieghi chiaramente l’origine dell’energia proposta e le modalità con cui viene certificata.

Leggere correttamente il mix energetico

Un altro elemento utile è il mix energetico, cioè la composizione delle fonti utilizzate per produrre l’elettricità commercializzata da un determinato venditore. Il mix può comprendere energia proveniente da fonti rinnovabili, gas naturale, carbone e altre fonti.

Il dato aiuta a comprendere meglio il profilo energetico complessivo dell’operatore, ma va interpretato con attenzione: la combinazione generale dell’operatore e le caratteristiche della singola offerta, infatti, non sono necessariamente la stessa cosa.

Un fornitore può infatti commercializzare diverse tipologie di contratto e proporre, accanto ad altre formule, una specifica offerta nella quale l’energia viene certificata come proveniente da fonti rinnovabili; per questo motivo, è importante non fermarsi alle informazioni generali sull’azienda, ma leggere anche le condizioni e la documentazione relative al contratto che si sta valutando.

Tenere in considerazione la trasparenza e l’impegno complessivo dell’azienda

Una proposta credibile dovrebbe permettere al consumatore di capire con una certa facilità che cosa sta acquistando: le informazioni essenziali dovrebbero infatti spiegare in maniera comprensibile come viene attestata l’origine rinnovabile dell’energia e quali caratteristiche contraddistinguono l’offerta.

Quando si valuta un’azienda per la fornitura di energia green, è quindi necessario considerare non soltanto prezzo e condizioni economiche, ma anche la chiarezza con cui vengono presentate origine dell’energia, certificazioni e caratteristiche contrattuali, perché consentire di distinguere da subito un impegno verificabile da una comunicazione puramente promozionale.

Un altro segnale importante in questo senso è l’impegno complessivo del fornitore sul fronte ambientale, che si deve tradurre in comportamenti virtuosi per la collettività (come investimenti in nuovi impianti o progetti legati all’autoconsumo e alle comunità energetiche) e non esclusivamente legati alla semplice offerta di proposte sostenibili.

Riconoscere i segnali di greenwashing

Il crescente interesse verso la sostenibilità ha reso sempre più diffusa la comunicazione “green” anche nel settore energetico, con risvolti non sempre positivi. In questo contesto si inserisce il sempre più frequente fenomeno del greenwashing, cioè l’uso di messaggi, termini o immagini ambientali per far percepire un prodotto o un servizio come più sostenibile di quanto non sia realmente.

I principali segnali che possono indicare una comunicazione fuorviante in questo senso sono:

  • Utilizzo di termini ambientali generici o non supportati da dati verificabili (come “energia verde” o “100% sostenibile”) senza numeri, certificazioni o riferimenti concreti;
  • Difficoltà nel reperire informazioni su certificazioni e Garanzie d’Origine, ad esempio quando questi dati non sono facilmente accessibili sul sito o nei documenti contrattuali;
  • Incoerenza tra messaggi promozionali e documentazione contrattuale, cioè quando ciò che viene comunicato nella pubblicità non trova riscontro chiaro nelle condizioni reali dell’offerta;
  • Mancanza di trasparenza sul mix energetico effettivo del fornitore, ovvero quando non è indicata in modo chiaro la percentuale di energia proveniente da fonti rinnovabili rispetto alle altre fonti utilizzate.

Prima di investire in un’offerta da un fornitore apparentemente attento all’ambiente è quindi sempre utile tenere gli occhi aperti, per evitare brutte sorprese in termini economici e di sostenibilità.

Conclusioni

Scegliere una fornitura realmente rinnovabile richiede quindi di andare oltre le dichiarazioni commerciali e verificare gli elementi che rendono concreta la promessa di sostenibilità.

Informarsi e confrontare la documentazione disponibile permette non solo di evitare comunicazioni poco chiare o fenomeni di greenwashing, ma anche di orientare i propri consumi verso scelte più consapevoli e coerenti con la transizione verso un sistema energetico basato sempre di più sulle fonti rinnovabili.

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