Res Urbis: gli scarti urbani si trasformano in bioplastiche

rifiuti urbani – Sarà l’Università di Roma La Sapienza a guidare il Progetto europeo Res Urbis (REsources from URban Bio-Waste), attraverso il Centro interdipartimentale Ciabc.
Il progetto finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma di ricerca Horizon 2020, conta sulla presenza di 21 partner che includono università, imprese, associazioni e amministrazioni pubbliche appartenenti a 8 paesi europei, e a coordinarli sarà proprio il Centro Interdipartimentale (CIABC) della Sapienza.

Res Urbis prevede un programma di ricerca e innovazione finalizzato a sviluppare una filiera tecnologica innovativa per la valorizzazione integrata dei diversi scarti organici di origine urbana (quali i rifiuti municipali e i fanghi di depurazione delle acque reflue municipali).

L’obiettivo principale è quello di convertire queste tipologie di scarti urbani in bioplastiche, con aprifiuti cibo organici - spreco alimentareplicazioni nei settori dell’imballaggio (film biodegradabili e compositi), della produzione di beni di consumo durevole (quali ad esempio i telai di computer, tablet e telefoni) e del risanamento ambientale (quali materiali a rilascio controllato per la bonifica di falde sotterranee contaminate).

Il progetto, finanziato per 3 anni e con circa 3 milioni di euro dalla Comunità europea prevede azioni di ricerca e sviluppo specificamente finalizzate a promuovere l’Economia circolare, con il duplice obiettivo di minimizzare i quantitativi di rifiuti da smaltire in discarica e di ottenere nuovi prodotti bio-  ed eco-compatibili usando gli stessi scarti come risorse rinnovabili alternative al petrolio.

“Il potenziale impatto applicativo di Res Urbis è molto elevato se si pensa che più di 300 milioni di europei vivono in aree urbane o metropolitane e che ognuno di questi abitanti europeo produce in media ogni giorno più di 100 grammi di sostanza organica di scarto, il cui recupero e valorizzazione è attualmente piuttosto limitato – ha spiegato Mauro Majone, coordinatore del progetto -.

Sono quindi evidenti le positive ricadute ambientali, economico e occupazionali che possono derivare dalla messa a punto di tecnologie innovative che consentano la trasformazione di quest’enorme flusso di materiale organico in prodotti utili  e con effettivo valore di mercato. Allo stesso tempo, il progetto punta a sviluppare tali tecnologie in modo da consentirne l’integrazione con la riqualificazione di impianti tradizionali per la depurazione delle acque e/o il trattamento dei rifiuti”.

30 gennaio 2017

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