Food Bag obbligatoria? Si grazie! Il diritto agli avanzi senza vergogna

lotta allo spreco alimentare – Ha raccolto oltre 13mila firme la petizione lanciata provocatoriamente sulla piattaforma Change.org per chiedere l’obbligatorietà della Food Bag.
Il tema è stato al centro del panel “Da doggy bag a Food bag: il diritto agli avanzi senza vergogna”, tenutosi a Torino in occasione del Festival del Giornalismo alimentare. A moderare l’incontro Anna Scafuri, della redazione economica del Tg1 Rai, con gli interventi di Maria Chiara Gadda, della Commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati, prima firmataria della Legge antisprechi, Susanna Cenni, Vicepresidente della Commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati, Ugo Alciati per l’Associazione Ambasciatori del Gusto, e Milvia Panico, Head of Corporate Communication and Public Relations Metro Italia.

Food Bag: la sostenibilità nei piccoli gesti quotidiani

La sostenibilità si mette in atto con i piccoli comportamenti e la “Food Bag”, il contenitore in cui mettere il cibo ordinato al ristorante e non consumato, è un oggetto tanto semplice quanto utile. Se utilizzata da ogni cliente, la Food Bag permetterebbe infatti di ridurre notevolmente gli sprechi alimentari che si verificano nei consumi fuori casa.

La petizione su Change.org

La petizione punta a chiedere l’obbligatorietà della Food Bag “Questa iniziativa dimostra che molti italiani sono sensibili al tema degli sprechi alimentari e che accolgono con favore la proposta dell’introduzione di una Food Bag obbligatoria. – commenta Stephanie Brancaforte direttrice di Change.org in Italia. – Gli utenti di Change.org si sono mobilitati in più occasioni a sostegno di campagne per la valorizzazione del cibo e la riduzione degli sprechi, atteggiamenti che contribuiscono anche a combattere i cambiamenti climatici. L’uso della Food Bag è un piccolo gesto, un’azione di singoli che insieme possono realizzare cambiamenti importanti – molti cittadini stanno iniziando a capire che la cultura è una responsabilità collettiva e che può garantirci la sopravvivenza”.

La legge antispreco

La limitazione degli sprechi alimentari oggi è oggetto di una legge specifica che contiene “Disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi” ed ha avviato un percorso a sostegno della lotta allo spreco.

“La legge è nata con l’intento di far dialogare chi produce con chi consuma – ha detto l’on. Maria Chiara Gadda –. Proviamo a dare valore ai prodotti: quando hanno perso il loro valore commerciale, possono ancora dare soddisfazione ad una necessità. In questo modo facciamo dialogare il profit con il non profit. Spesso, la difficoltà consiste proprio nell’ innescare e sostenere progetti in grado di far dialogare i vari soggetti. In questo, il cibo diventa elemento fondamentale per mettere in relazione mondi separati. Il salto di qualità, oggi, è riuscire a intervenire sullo spreco dei prodotti più difficili, come il fresco, e nei luoghi più complessi, come la ristorazione”.

Il ruolo della ristorazione

I ristoranti possono avere un ruolo centrale nella lotta allo spreco alimentare, come ha sottolineato l’on. Susanna Cenni, che ha parlato di un provvedimento in fase di preparazione, incentivante e non coercitivo, affinché si possa dar vita ad un sistema concreto per recuperare il cibo non consumato nei ristoranti.

“Dobbiamo intervenire ad un livello culturale e fare in modo che il consumatore non abbia più l’imbarazzo nel chiedere di portare a casa il cibo avanzato e possa preferire i luoghi in cui sa di poterlo fare.” Ma come si possono favorire processi di economia circolare nella ristorazione? “Proponiamo – ha spiegato la Cenni – che su richiesta del cliente il ristoratore sia tenuto a consegnare il cibo non consumato. Che il costo del contenitore sia a carico delle aziende che si occupano di smaltimento e un sistema di incentivi e sgravi per chi adotta questa buona pratica”.

L’associazione Ambasciatori del Gusto

I ristoratori hanno un compito essenziale: togliere dall’imbarazzo il cliente nel chiedere di portare a casa il cibo avanzato, come sottolinea lo chef Ugo Alciati.
“Stiamo pensando ad un progetto di promozione culturale che parta dalle scuole, perché innescare buone pratiche a partire dai bambini può essere più semplice che intervenire sugli adulti e spesso i bambini sono in grado di spostare i comportamenti sbagliati degli adulti. Ho imparato dai miei genitori a non sprecare il cibo. Negli anni Sessanta avevano un ristorante nel Monferrato, dove proponevano un menu degustazione, usando prodotti stagionali, e il cliente veniva apposta per provarlo, si fidava. Tornare oggi ai menu stagionali richiede fiducia da parte del cliente”.

Il ruolo della filiera distributiva

Come sottolineano un po’ tutti gli attori il tema dello spreco deve essere affrontato in un’ottica circolare.
“La lotta contro gli sprechi lungo la filiera distributiva dell’agroalimentare – ha sottolineato Milvia Panico – si articola in tante fasi, dal corretto approvvigionamento delle materie prime passando attraverso la donazione delle eccedenze alimentari per poi giungere alle buone pratiche da mettere in atto e da comunicare al cliente nel settore della ristorazione”.

Ed è anche l’attenzione alle emergenze date dall’attualità a rivelarsi importante nella lotta allo spreco. Parliamo di iniziative come il lancio della campagna #iomangioconlebacchette “che ha l’obiettivo di sostenere la ristorazione asiatica, in questo momento in cui le buone pratiche di approvvigionamento della cucina si scontrano con il drastico crollo delle presenze, che sta generando molti sprechi – ha concluso Panico -”.

Guardando i dati, lo spreco di cibo al ristorante deriva dai comportamenti dei ristoratori come dei clienti. La petizione change.org/foodbag lanciata dal Festival del Giornalismo Alimentare vuole essere dunque una iniziativa forte per sensibilizzare contemporaneamente entrambi gli attori e chiedere una presa di posizione concreta.

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