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Weekend all’insegna dell’ambiente: giornate mondiali foreste e acqua

ambienteDue giornate per riflettere sull’incidenza che gli ambienti forestali e le risorse idriche del nostro pianeta hanno sul clima.
Il fine settimana celebra le due Giornate mondiali dedicate a foreste e acqua che l’Onu ha indetto rispettivamente per sabato 21 e domenica 22 marzo.
Obiettivo è quello di sottolineare i dati sempre più preoccupati che caratterizzano le due risorse.

La Terra sta perdendo uno spazio verde pari a 13 milioni di ettari di foreste l’anno, per dirla in termini di superficie come se si distrugesse ogni anno un territorio corrispondente alla superficie dell’Inghilterra.

Il dato è stato reso noto dall’ONU che parla di “ritmo insostenibile”.
“Per costruire un futuro sostenibile e resiliente al clima dovremmo invece investire sulle foreste. Ciò richiederà un impegno politico ai più alti livelli, politiche ‘smart’, un’applicazione effettiva della legge, partnership e finanziamenti innovativi”.

La giornata delle foreste, voluta dall’Onu quest’anno é dedicata al clima perché “sostenere le foreste e mitigare il cambiamento climatico sono due facce della stessa medaglia”.

Le foreste sono il più grande raccoglitore di CO2 dopo gli oceani. Il carbonio che imprigionano equivale a circa il 10% delle emissioni globali previste per la prima metà di questo secolo, mentre la deforestazione rappresenta il 17% delle emissioni causate dforesta L'Orealall’uomo. Circa 1,6 miliardi di persone, incluse duemila culture indigene, dipendono dalle foreste per cibo, carburante, alloggi e reddito.

La Terra è un meraviglioso Pianeta Blu e solo il 2,5% delle acque è raccolta nei continenti: di questa la gran parte è custodita dai ghiacci. Rimane, prezioso oro liquido, un minuscolo 1% che scorre e pulsa tra fiumi, sorgenti, falde e laghi. Molti grandi serbatoi di acqua cosiddetta continentale affondano le proprie radici in grandi ecosistemi forestali: uno per tutti la foresta amazzonica con i  suoi 100.000 km di corsi d’acqua, che custodisce e rigenera quasi il 20% dell’acqua dolce che si riversa nei nostri mari.

E’ difficile definire un confine tra foreste e acque: le foreste producono, raccolgono, alimentano l’acqua così come l’acqua dà vita alla foreste e ne mantiene nel tempo i complicati ed affascinanti equilibri. Senza acqua non ci sarebbero molte delle grandi foreste, senza foreste non ci sarebbe molta dell’acqua a cui attingiamo.
Quando distruggiamo le foreste intacchiamo pesantemente il loro importante ruolo nel ciclo dell’acqua e nei sistemi idrogeologici   rafforziamo la portata e l’intensità delle alluvioni, dei dissesti, della desertificazioni e della siccità. E’ come una delicata catena che, se spezzata, produce devastazioni con un effetto a domino sia su scala locale (disastri ambientali) sia su scala globale (cambiamento climatico).

“Gli alberi hanno la capacità di trasferire enormi quantità di acqua dal suolo all’atmosfera attraverso il meccanismo della traspirazione. Sono 20 miliardi di tonnellate di acqua al giorno, pari al volume del Rio delle Amazzoni – spiega Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia -. La deforestazione mette a rischio questo affascinante e complesso sistema, con una drastica riduzione dei meccanismi di evapotraspirazione, alterazione nella formazione delle nubi, nella dinamica delle precipitazioni e nei prolungamenti delle stagioni secche, con diffusione dei processi di aridificazione”.
acqua
Ecco perché la lotta alla deforestazione “deve diventare un obiettivo prioritario se vogliamo combattere il cambiamento climatico”, sottolinea il Wwf, che ha messo a punto una campagna virale sui social con vignette, grafici e foto delle foreste più belle del pianeta, da condividere con l’hashtag #forestday.

La tutela delle foreste passa anche dalla valorizzazione. “In Italia dovremmo rendere le foreste beni economici, invece oggi sono una sorta di ‘rendita parassitaria’ – spiega Antonio Nicoletti, responsabile aree verdi di Legambiente -. Siamo ricchi di foreste ma di questo patrimonio non abbiamo ancora capito bene cosa farcene. Mancano strategie nazionali”.

Per uscirne “occorre dare alle foreste un ruolo sociale. Un processo di certificazione della qualità del legno, ad esempio, potrebbe aiutare questo Paese, e anche gli acquisti verdi delle pubbliche amministrazioni dovrebbero passare attraverso la qualità dei nostri prodotti. Invece oggi, paradossalmente, anche la legna da ardere proviene dall’estero”.

20 marzo 2015

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