Manager contro lo spreco alimentare, lo slogan è ‘Quanto Basta’

spreco alimentareSecondo le stime Fao un terzo del cibo prodotto nel mondo per il consumo umano è perduto o sprecato: 1,3 miliardi di tonnellate all’anno. Nei Paesi in via di sviluppo oltre il 40% dello spreco si verifica nelle fasi post-raccolta e lavorazione, mentre nei paesi industrializzati oltre il 40% avviene a livello della grande distrizuione e domestico. Lo spreco pro capite in Europa e Nord-America è di 95-115 kg all’anno, mentre in Africa sub-sahariana e nel sud/sud-est asiatico è di soli 6-11 kg.
Non c’è dubbio, quindi, che siamo tutti coinvolti, soprattutto noi cittadini del mondo sviluppato a sprecare meno cibo.

Ogni giorno nelle nostre case buttiamo via 24 milioni di euro, per un totale di 8,7 miliardi l’anno, cioè lo 0,5% del Pil, solo in alimenti sprecati. A Roma ogni anno finiscono nell’immondizia 387 milioni di euro di alimenti, 185 a Milano,140 a Napoli. A scendere in campo contro lo spreco alimentare questa volta sono i manager con lo slogan QB, il ‘Quanto Basta’ delle ricette da trasformare in stile di vita, simbolo e titolo dell’incontro “Quanto Basta – Un principio etico contro lo spreco alimentare” organizzato da Manageritalia e Manager@eat al Tempio di Adriano di Roma.

Obiettivo, “creare, in vista dell’imminente Expo che si occuperà proprio di cibo, una piattaformna dcibo piatto hamburger patatinei scambi e collaborazioni tra istituzioni, associazioni che si occupano di spreco alimentare, cittadini, manager e imprese su questo tema, per far nascere un atteggiamento favorevole a combattere lo spreco di cibo in un pianeta che sta crescendo”, sottolinea Marcella Mallen, presidente Manageritalia Roma.

Per il 95,3% dei manager italiani intervistati dall’Osservatorio Socialis e AstraRicerche, le imprese devono attuare politiche commerciali volte a favorire un consumo sostenibile e capace di evitare sprechi; per il 95% il problema degli sprechi alimentari deve essere affrontato in primo luogo dai cittadini e per l’89,3% dalle imprese, ma solo il 47,6% afferma che la sua azienda adotta strategie o linee guida per il risparmio delle risorse alimentari e non.

“La coscienza da parte dei manager c’è, ma ancora non si fa molto nelle aziende, come se il problema riguardasse altro, invece riguarda proprio il mondo della produzione e della distribuzione”, commenta la Mallen, che sul ‘QB’ aggiunge: “una buona ricetta è una ricetta in cui tutti gli ingredienti sono sapientemente dosati ed è la stessa logica dell’attività del buon manager che deve sapientemente incrociare e miscelare tutte le risorsse aziendali a disposizione”.

Un terzo del cibo prodotto nel mondo per il consumo umano è perduto o sprecato ma qual è il collegamento tra spreco e povertà alimentare?

“Sprecando meno, e quindi consumando in modo intelligente, non diamo il nostro cibo a un africano che soffre la fame, ma contribuiamo a creare la necessaria sensibilità in modo che questi problemi vengano compresi e affrontati a favore di chi non ha da magiare – dichiara Catherine Dickehagcibo e frigoriferoe, direttore World Food Program Italia – nel mondo ci sono 870 milioni di persone affamate o malnutrite, 2 miliardi di persone che soffrono di carenze da micronutrimenti e 3,5 milioni di bambini sotto i 5 anni che muoiono agni anno per cause legate alla malnutrizione, un terzo di tutta la mortalità infantile. Se pensiamo che oggi nel mondo il 12,5% della popolazione soffre la fame, il 20% è sovrappeso e il 33% del cibo viene buttato, c’è tanto da fare e non possiamo più sprecare tempo e risorse”.

Tra i contributi della giornata, anche quello dello chef Fabio Campoli del Circolo dei Buongustai di Roma, con la sua personale visione del ‘Quanto basta’.

Il quanto basta che ho presentato io è il rispetto per l’energia, tutta, perché ogni cosa che si muove è energia e ha un costo – dichiara Campoli  – ‘Quanto Basta’ per il rispetto dell’ambiente non è solo cercare produzioni di nicchia, ma pensare un pò di più a noi stessi quando si fa la spesa, prestando più attenzione alle quantità e a cosa mangiamo”.
E per quanto riguarda i colleghi, avverte: “si può fare qualcosa di nuovo ad esempio sulle cotture degli alimenti. Un forno professionale consuma 20 kw e tenerlo acceso 24 ore su 24 costa più delle materie prime che ci mettiamo all’interno“.

per saperne di più …

04 dicembre 2013

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